Hai mai condiviso con il tuo partner un progetto che ti entusiasmava davvero? Magari volevi iscriverti a quel corso di fotografia, cambiare lavoro, o semplicemente provare qualcosa di nuovo che ti faceva brillare gli occhi. Ora pensa alla sua reazione. Se è stata tipo “Interessante! Come pensi di organizzarti?” oppure “Raccontami di più!” allora probabilmente stai bene. Ma se invece la risposta è stata più sul tono di “Un’altra delle tue fisse?” o “Secondo te quanto ti dura questa volta?” o ancora il classicissimo “Sì vabbè, ma sii realistico” detto con quel sorrisino condiscendente, forse c’è qualcosa di cui dobbiamo parlare.
Perché c’è una bella differenza tra avere un partner pragmatico che ti aiuta a vedere i pro e i contro, e avere accanto qualcuno che sistematicamente smonta ogni cosa che ti appassiona. E quella differenza ha un nome preciso: si chiama controllo coercitivo, e no, non è una roba che succede solo nei film o nelle relazioni palesemente tossiche.
Non è che ti vuole proteggere dalle delusioni
La prima cosa che tendiamo a pensare quando il nostro partner ci critica è: “Vabbè, mi conosce bene, sa che tendo a buttarmi a capofitto e poi mollare. Mi sta solo proteggendo”. Ecco, fermiamoci un attimo su questa narrazione, perché è esattamente il tipo di pensiero che ti tiene incastrato in una dinamica malsana.
Gli specialisti che studiano le relazioni di coppia hanno identificato un pattern comportamentale specifico che rientra nel controllo coercitivo. Sembra una roba complicata, ma in pratica significa esercitare potere sull’altro attraverso comportamenti che sembono innocui ma che in realtà limitano la sua libertà e la sua autostima. E indovina quale comportamento rientra perfettamente in questo schema? Esatto: svalutare sistematicamente i sogni e le aspirazioni del partner.
Non stiamo parlando di una singola critica costruttiva o di un legittimo “Hai pensato a come conciliarlo con il lavoro?”. Stiamo parlando di un pattern che si ripete ogni santa volta, demolendo progressivamente la tua fiducia in te stesso.
I segnali che dovresti riconoscere al volo
Come fai a capire se sei davanti a una persona che ti dà feedback onesti oppure se c’è sotto qualcosa di più scomodo? Ci sono alcuni campanelli d’allarme che gli psicologi hanno identificato come tipici delle dinamiche di controllo nella coppia.
La critica travestita da preoccupazione è il primo segnale. “Te lo dico per il tuo bene, ma tu non sei proprio il tipo da…” seguito da qualsiasi cosa ti interessi fare. Questo è il classico modo per farti sentire inadeguato nascondendosi dietro una falsa premura. Le ricerche sull’abuso emotivo nelle relazioni mostrano che questo è uno dei trucchi più usati: sminuire mascherando tutto da consiglio amorevole.
Poi c’è il ridicolizzare le tue idee come fossero barzellette. “Quindi adesso vuoi fare lo scrittore? Tu? Ma se non leggi mai!” detto ridendo, magari davanti ad altre persone. Il fatto che sia presentato come uno scherzo non lo rende meno dannoso. Anzi, ti mette pure nella posizione di sembrare quello senza senso dell’umorismo se ti offendi.
Altro elemento tipico è minimizzare qualsiasi cosa tu voglia fare. Che tu voglia aprire un’attività , imparare una lingua nuova o semplicemente iniziare ad andare in palestra, la risposta è sempre la stessa: viene ridotto a “un passatempo” o “una fase” che tanto ti passerà . Come se i tuoi progetti non potessero mai essere presi sul serio.
C’è anche il confronto al ribasso. “Sì però guarda Mario, quello sì che è bravo in queste cose. Tu invece…” Se il tuo partner usa sistematicamente altre persone per farti sentire inferiore, non è un caso. È una strategia precisa per tenerti in una posizione di sudditanza psicologica.
Infine, lo scoraggiamento professionale: ogni ostacolo viene ingigantito fino a sembrare insormontabile, ogni possibilità di successo viene negata a priori. “Ma ti rendi conto di quanto costa? Di quanto tempo serve? Delle competenze che ti mancano?” sempre detto con quel tono che ti fa sentire un ingenuo sognatore.
Da dove nasce tutta questa negativitÃ
Qui viene la parte interessante, quella che ti fa capire che spesso il problema non sei tu o i tuoi sogni, ma quello che succede nella testa del tuo partner. E attenzione: capire le motivazioni non significa giustificare il comportamento. Ma aiuta a fare ordine.
La prima cosa che gli studi sulle dinamiche di coppia ci dicono è che chi critica sistematicamente il partner lo fa quasi sempre per una ragione che riguarda se stesso, non l’altro. Paradossale, no? Tu pensi che il problema siano i tuoi progetti irrealistici, invece è che la tua crescita personale fa paura a chi hai accanto.
La paura mascherata da realismo
Uno dei motivi più comuni è questo: il tuo partner ha il terrore che tu cresca, cambi, diventi più sicuro di te e poi lo lasci. Oppure che tu non abbia più bisogno di lui. Gli studi sugli stili di attaccamento nelle relazioni mostrano che le persone con attaccamento insicuro tendono a mettere in atto comportamenti di controllo proprio per evitare che l’altro diventi troppo indipendente.
È una logica contorta ma molto diffusa: se ti tengo in una posizione di dubbio su te stesso, se ti faccio sentire incapace o inadeguato, è meno probabile che tu mi molli. È un meccanismo di difesa nato dalla paura, che però diventa una vera e propria forma di manipolazione emotiva.
Il bisogno di sentirsi sempre superiore
Poi c’è tutta la faccenda del potere nella coppia. In alcune relazioni si crea un equilibrio malato dove uno dei due deve sempre essere “quello che sa”, “quello pratico”, “quello con i piedi per terra”, mentre l’altro è relegato al ruolo di “sognatore ingenuo” che ha bisogno di essere riportato alla realtà .
Le ricerche sui rapporti di potere nelle relazioni intime evidenziano che alcuni partner utilizzano la critica costante e la svalutazione come strumento per mantenere una posizione dominante. Se tu hai sempre bisogno della sua approvazione, del suo giudizio, della sua “saggezza superiore”, lui mantiene il controllo della relazione.
Proiettare le proprie frustrazioni
E poi c’è l’invidia mascherata. Hai presente quando qualcuno ha mollato tutti i suoi sogni e ora vede te che ci provi ancora? Fa male. Gli studi sulla dinamica di coppia mostrano che il risentimento per opportunità mancate e l’insoddisfazione personale possono tradursi in sabotaggio attivo dei progetti del partner. È come se pensasse: “Se io non posso inseguire i miei sogni, perché tu dovresti poterlo fare?”.
Cosa succede nella tua testa quando vivi così
Ora parliamo dell’altra faccia della medaglia: cosa succede a te quando vivi in una relazione dove ogni tuo progetto viene accolto con scetticismo o derisione. La ricerca sull’abuso psicologico è cristallina su questo punto: la critica costante e la svalutazione sistematica hanno effetti documentati sulla salute mentale. Parliamo di sintomi depressivi, ansia, crollo dell’autostima e difficoltà nel prendere decisioni autonome.
Il meccanismo è subdolo ma efficacissimo: all’inizio magari ti difendi, pensi “No, io so che posso farcela”. Ma dopo la decima, la ventesima volta che il tuo partner ti guarda come se fossi un bambino che ha detto di voler fare l’astronauta, quella vocina critica inizia a diventare tua. Gli psicologi parlano di critica interiorizzata: le voci negative che ricevi dall’esterno diventano il tuo dialogo interno.
Gli specialisti che si occupano di relazioni disfunzionali hanno mappato una progressione tipica. All’inizio c’è il dubbio: ti chiedi se forse ha ragione, se stai davvero esagerando. È una fase insidiosa perché sembra ragionevole dubitare di se stessi ogni tanto. Il problema è quando quel dubbio non è tuo, ma indotto.
Poi arriva l’autocensura. Smetti di parlare dei tuoi progetti per evitare i commenti negativi. Ti tieni tutto dentro. Non condividi più quello che ti entusiasma perché sai già come andrà a finire. E questa è una perdita enorme, perché una delle cose belle di una relazione dovrebbe essere proprio condividere sogni e speranze.
Segue la rinuncia. A forza di non coltivarli, i sogni si seccano. Ti convinci che “vabbè, in fondo non erano così importanti” o “probabilmente non ce l’avrei fatta comunque”. E infine c’è la dipendenza completa: quando non hai più progetti tuoi, obiettivi personali, una direzione autonoma, la tua identità inizia a girare tutta intorno alla relazione.
Come distinguere chi ti ama da chi ti controlla
Ma concretamente: come fai a capire se hai accanto una persona più pragmatica di te o se sei in una relazione con dinamiche di controllo? La differenza sta nel come e nel perché della critica.
Una critica costruttiva parte sempre da un luogo di rispetto. Si concentra su aspetti specifici del progetto, non su di te come persona. Tipo: “Mi sembra una bella idea, ma hai pensato a come gestirai il tempo con il lavoro che hai già ?” versus “Tu non sei capace di portare a termine niente, ti conosco”. Una critica sana ti offre anche alternative o supporto. “Okay, se vuoi davvero farlo, come posso aiutarti?” versus “Ah, e io che dovrei fare mentre tu insegui queste fantasie?”.
Una critica che viene da un posto di amore lascia sempre spazio al dialogo. Puoi rispondere, puoi argomentare, e la persona ti ascolta. Nelle dinamiche di controllo invece la sua opinione è presentata come verità assoluta e se provi a difenderti sei “troppo sensibile” o “non accetti i consigli”.
Un trucco che funziona sempre? Condividi lo stesso progetto con altre persone di cui ti fidi. Amici, familiari, colleghi. Se tutti ti incoraggiano o almeno mostrano interesse e solo il tuo partner demolisce ogni cosa, il problema probabilmente non è nel progetto ma nella dinamica tra voi due.
E adesso che lo sai, che fai
Riconoscere il pattern è importante, ma poi serve capire come muoversi. La prima mossa, se possibile, è provare a parlarne. E non in mezzo a una discussione accesa, ma in un momento di calma. Qualcosa tipo: “Ho notato che ogni volta che ti parlo di un mio progetto, la tua reazione è sempre di critica o scoraggiamento. Mi fa sentire non supportato e questo mi pesa. Possiamo parlarne?”.
La reazione che otterrai ti dirà molto. Un partner in buona fede che magari non si rendeva conto dell’effetto delle sue parole probabilmente si scuserà , ci rifletterà su, farà uno sforzo per cambiare. Gli studi sulla comunicazione di coppia mostrano che nelle relazioni sane i partner sono capaci di ascoltare feedback sul proprio comportamento e modificarlo.
Un partner manipolativo invece probabilmente rigirerà tutto. Diventerai tu quello esagerato, quello che non sa accettare le critiche, quello ipersensibile. Potrebbe persino negarti la realtà , facendoti dubitare di quello che hai percepito. Questo si chiama gaslighting ed è una bandiera rossa gigante.
Non sei obbligato a sottoporre ogni singola idea al giudizio del partner. Puoi coltivare progetti in autonomia, condividerli con amici che ti sostengono, creare spazi tuoi. Gli psicologi parlano molto di confini sani in una relazione. Un confine sano è dire: “Apprezzo il confronto ma non accetto che i miei obiettivi vengano ridicolizzati”.
Se riconosci questi pattern nella tua relazione e ti accorgi che da solo fai fatica a gestirli, parlare con uno psicologo o uno psicoterapeuta può davvero cambiare le carte in tavola. Il supporto professionale ti aiuta a vedere le cose con chiarezza, a capire se la situazione è recuperabile o se è il momento di fare scelte diverse.
Il diritto di sognare è sacrosanto
La psicologia motivazionale ci dice una cosa fondamentale: avere obiettivi personali, coltivare aspirazioni, inseguire sogni non è un lusso o un passatempo. È un bisogno psicologico legato al benessere mentale, all’autostima e al senso di scopo nella vita. La teoria dell’autodeterminazione, uno dei modelli più solidi in questo campo, mostra che perseguire obiettivi coerenti con i propri valori è direttamente collegato a una vita più soddisfacente.
Una relazione che funziona non solo ti permette di sognare, ma nutre quei sogni. Anche quando sono diversi dai suoi, anche quando richiedono sacrifici, anche quando fanno paura. Gli studi sulle coppie felici mostrano che il supporto reciproco alla crescita personale è uno dei fattori più importanti per la soddisfazione a lungo termine.
Se invece ti ritrovi in una situazione dove ti senti sempre più piccolo, sempre meno capace, sempre più dipendente dal giudizio altrui, non è normale. Non è “come vanno le relazioni”. E non sei tu quello sbagliato o troppo sensibile. È un segnale che qualcosa nella dinamica non funziona, e quel qualcosa si chiama rispetto reciproco.
Una relazione dovrebbe essere un posto dove ti senti libero di essere te stesso, compreso quando quel te stesso vuole provare cose nuove, inseguire strade strane, sognare in grande. Se non è così, se invece ti senti in gabbia o costantemente giudicato, forse è arrivato il momento di chiedersi se quella gabbia vale davvero la pena di essere abitata. Il sogno più importante che puoi avere è quello di una vita vissuta appieno, con qualcuno che ti sostiene per davvero. E se quella persona non c’è ancora, meglio soli e liberi di sognare che in coppia ma con le ali tarpate.
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